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Il monitoraggio remoto dalle evidenze alle linee guida


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Intervista video a Renato Ricci, UOC Cardiologia, Ospedale San Filippo Neri, Roma.

La somma delle evidenze degli studi randomizzati controllati e dei registri dimostra che un semplice sistema di follow up remoto e ancor di più il monitoraggio remoto dei dispositivi cardiaci impiantabili si traduce in benefici sia clinici sia gestionali ed economici. “L’aderenza al modello clinico organizzativo proposto da AIAC permette di ridurre il tempo impiegato per la gestione dei paziente. Tutto questo in assoluta sicurezza senza eventi avversi”, ricorda Renato Ricci, chairman dell’Area Telecardiologia dell’AIAC, riassumendo la serie di vantaggi di sistemi di monitoraggio remoto di pazienti cardiologi con impianto di ICD, CRT-D e pacemaker.

Un grande trial randomizzato IN-TIME ha dimostrato una riduzione della mortalità per tutte le cause a un anno di follow up nei pazienti scompensati con ICD o CRT-D a monitoraggio remoto. E l’analisi di grandi registri statunitensi hanno evidenziato un beneficio in termini di aumentata sopravvivenza di circa il 50 per cento in tutte le popolazioni studiate, compresi i pacemaker.

Quindi tanto maggiore è la connessione del paziente, tanto maggiore è il beneficio misurabile in termini di migliore qualità della vita e sopravvivenza del paziente e migliore gestione delle malattia. “Tutto questo porta a delle raccomandazioni molto forti chiaramente esplicitate nelle linee-guida. Il nostro compito ora è di implementarle nella pratica clinica”, commenta Ricci.

“Alla luce delle evidenze e della raccomandazioni delle società internazionali la conclusione è unica: il monitoraggio remoto dei dispositivi impiantabili è ormai lo standard per la cura di questi pazienti e come tale dovrebbe essere offerto a tutti i pazienti. Dobbiamo organizzarci per tradurre tutto questo nella pratica clinica. È una sfida importante che potremo vincere.”

 

 

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