Notizie e commenti

Dispostivi cardiaci impiantabili e il loro riutilizzo: una risorsa sottostimata

La richiesta di dispositivi cardiaci impiantabili (Cardiac Implantable Electronic Device, CIED) sta notevolmente crescendo nel mondo, tuttavia il costo rimane una delle principali barriere soprattutto nei paesi con reddito basso ed intermedio. La possibilità del recupero post mortem di CIED e il loro ri-utilizzo nei paesi meno abbienti è stato ampiamente dimostrato. Studi recenti hanno indicato, tuttavia, che solo il 17-30% dei dispositivi espiantati rispondeva alle caratteristiche per un potenziale ri-utilizzo. Recentemente, è stato pubblicato su Heart Rhythm uno studio (1) che ha valutato la possibilità di incrementare la selezione di CIED riutilizzabili, mediante l’applicazione di un protocollo specifico e sistematico.

Lo studio

Tutti i pazienti sottoposti ad autopsia e portatori di dispositivi cardiaci impiantabili sono stati candidati ad un concomitante recupero del generatore e arruolati presso il Registro Post-Mortem del Johns Hopkins in un intervallo di tempo di circa 6 anni. I dispositivi espiantati venivano sottoposti ad interrogazione post-mortem, riprogrammazione e analisi da parte della ditta costruttrice.

Di tutti i pazienti sottoposti ad autopsia, 84 erano portatori di dispositivi cardiaci impiantabili (37 pacemaker e 47 defibrillatori automatici impiantabili). I dispositivi erano stati impiantati mediamente 2.84 ±2.32 anni prima del decesso (25 pazienti, circa il 30%, erano stati impiantati entro l’anno dalla data di morte e 58, il 69%, entro 4 anni). I dispositivi che mostravano un corretto funzionamento, con una longevità superiore o uguale a 4 anni (anche dopo adeguata programmazione) erano stati considerati candidati ad un potenziale riutilizzo. La longevità calcolata post-mortem era in media di circa 4.79±3.41 anni.

L’analisi da parte delle ditte di costruzione aveva mostrato 2 falsi alert, ottenuti dopo l’interrogazione post-mortem, relativi all’indicazione alla sostituzione elettiva (ERI); aveva confermato 5 indicazioni alla sostituzione, individuato una recall per un PMK e verificato un hard reset di un ICD.

Dall’analisi totale dei dati, 47 pazienti (56%) presentavano sia un corretto funzionamento del dispositivo che una longevità superiore od uguale a 4 anni (la longevità media era di 7.37±2.44 anni) ed erano stati, pertanto, considerati potenzialmente candidabili ad un riutilizzo. Tali dispositivi includevano:

• 23 pacemaker con una longevità residua media di 7.16 ± 2.34 anni;
• 24 defibrillatori con una longevità residua media di 7.56 ± 2.59 anni.

Conclusioni

L’applicazione di un protocollo standardizzato ha permesso di indicare come potenzialmente riutilizzabili più del 60% dei PMK e del 50% degli ICD, con longevità media di circa 7 anni. La formazione di una rete ospedaliera con la possibilità di destinare gli CIED espiantati ad un riutilizzo potrebbe rappresentare una risorsa non indifferente, soprattutto per i paesi meno abbienti.

Germana Panattoni

Bibliografia

Sinha SK, Crain B, Flickinger K, et al. Cardiovascular implantable electronic device function and longevity at autopsy: an underestimated resource. Heart Rhythm. 2016 May 27. pii: S1547-5271(16)30371-X. doi: 10.1016/j.hrthm.2016.05.023. [Epub ahead of print]

Ultimi articoli

In attesa del Congresso, hai letto l’ultima newsletter?

A due giorni dal XV Congresso nazionale, in programma a Bologna giovedì 12 e venerdì 13 aprile, rileggiamo i contenuti dell'ultima newsletter dell'AIAC.

Leggi

AIAC 2018, online il programma definitivo!

È ora disponibile il programma definitivo del XV Congresso dell’AIAC, in programma a Bologna il 12 e 13 aprile. Scopri le novità dell'edizione 2018.

Leggi

“Aritmie e Sport”, il libro del Prof. Francesco Furlanello

Un grande testimone della storia dell'Aritmologia e della Cardiologia dello Sport racconta, con riferimenti alla realtà italiana, l'evoluzione di queste discipline.

Leggi