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Gravidanza e ICD: una relazione possibile?

Da un case report dell’Ospedale di Como a uno studio retrospettivo francese su Europace: l’ICD di per sé non dovrebbe costituire una controindicazione alla gravidanza, sono le specifiche malattie cardiache sottostanti a dover essere attentamente valutate.

L’impianto del defibrillatore cardioverter in donne in età fertile solleva il quesito se queste pazienti potrebbero essere a maggior rischio di outcome avversi o complicanze in un’eventuale gravidanza o possibile gravidanza in atto. Tuttavia non è ancora ben noto se i cambiamenti fisiologici e morfologici che avvengono durante la gravidanza interferiscano nel funzionamento del dispositivo cardiaco o, viceversa, se siano gli shock elettrici del device a poter influire sugli esiti delle gravidanza.

Gli studi retrospettivi sono di particolare interesse per descrivere gli outcome clinici di questa popolazione di pazienti destinata ad aumentare con il crescere nel numero di impianti di device cardiaci. Sulla rivista Europace i colleghi francesi dell’Hopital Cardiologique di Lille presentano le conclusioni che hanno tratto esaminando il quadro cardiaco e ostetrico neonatale delle donne con ICD che sono state seguite nei loro ambulatori e che sono andate incontro a uno o più gravidanze.

Case report
Una giovane paziente con fibrillazione ventricolare idiopatica, in cura presso l’Ospedale di Como, ha iniziato una gravidanza dopo l’impianto di ICD. Nella decima settimana di gestazione la donna aveva avuto uno shock elettrico come risultato di una scarica inappropriata del defibrillatore. Ma non ci sono stati degli eventi avversi sull’attività cardiaca del feto. La donna ha portato a termine la gravidanza senza complicazioni. La gravidanza non aveva avuto nessun effetto sulla malattia cardiaca sottostante e la funzionalità cardiaca della madre era rimasta invariata.
Fonte: Bonini W. et al. Europace 2000; 2: 87–90 [full text]

Lo studio
Lo studio ha esaminato retrospettivamente di dati clinici di una dozzina di donne con impianto di ICD che erano state seguite con visite di controllo routinarie presso l’Hopital Cardiologique di Lille e che dal 2006 al 2013 erano andate incontro a una gravidanza. Queste pazienti avevano un’età media di 28 + 5 anni al momento del concepimento e 25 + 7 anni al momento dell’impianto dell’ICD. In tutte tranne una il dispositivo era stato impiantato prima dell’inizio della gravidanza. Sette di loro presentavano una cardiomiopatia sottostante (cardiomiopatia ipertrofica, cardiomiopatia ventricolare destra aritmogena, tetralogia di Fallot corretta, sindrome di Laubry-Pezzi corretta con un difetto di chiusura del setto ventricolare e impianto di una protesi aortica meccanica, malattia cardiaca congenita, ecc.). Le rimanenti cinque donne non avevano una malattia cardiaca strutturale e soffrivano di sindrome del QT lungo, tachicardia ventricolare polimorfa catecolaminergica e fibrillazione ventricolare idiopatica.

L’analisi retrospettiva ha mostrato che non ci sono state complicanze correlate al device. Solo una donna ha avuto un aborto dopo erogazione di shock elettrici dall’ICD durante un episodio di fibrillazione ventricolare a quattro settimane di gestazione. Un’altra donna ha sperimentato nove shock transtoracici e uno indotto da ICD ma senza esiti negativi sulla gravidanza. Nel complesso sono stati registrati: un parto di bambino morto, tre aborti e un’interruzione di gravidanza in donne rispettivamente con sindrome del QT lungo, tetralogia di Fallot corretta e sindrome di Laubru-Pezzi corretta. Sono stati osservati quattro casi di gravidanze con ridotta crescita intrauterina, tre casi con basso peso alla nascita e cinque con ipoglicemia neonatale.

Conclusioni
Complessivamente gli ICD sembrano essere sicuri in gravidanza. Da questa analisi retrospettiva non ci sono evidenze che le donne con ICD siano a maggiori rischio di sviluppare delle complicanze durante la gravidanza rispetto alla popolazione generale, per la sola ragione di avere un ICD. Inoltre – osservano gli autori – i cambiamenti fisiologici e morfologici della gravidanza sembrano non avere nessuna rilevanza sul funzionamento del dispositivo considerato che non sono state registrate complicanze device specifiche né mortalità materne. La gravidanza può però aggravare alcune condizioni cardiache; tuttavia queste complicazioni non sono attribuibili alla presenza di un defibrillatore impiantabile ma piuttosto alla malattia cardiaca sottostante.

La casista dell’Hopital Cardiologique di Lille riporta un solo caso di aborto spontaneo che potrebbe essere correlato a impulsi elettrici dell’ICD alla quarta settimana di gestazione. Gli autori commentano che questo caso di aborto potrebbe mettere alla prova l’opinione comune che gli impulsi del defibrillatore non influiscano sugli outcome fetali, suggerendo che ci possano essere degli effetti indesiderati quale risultato delle terapia ICD con shock nei primissimi stadi della gravidanza. In tal caso, si enfatizza ancor di più l’importanza di una severa compliance alla terapia con beta-bloccanti nel corso della gravidanza.

Nel tirare le somme, gli autori spiegano che l’impianto di ICD non dovrebbe essere considerata una controindicazione nelle donne che iniziano una gravidanza. Tuttavia deve essere valutato che alcune di queste paziente potrebbero avere delle particolari condizioni cardiache che peggiorano con la gravidanza. Sono pertanto necessari altri studi per indagare sulle potenziali conseguenze di una gravidanza in questa specifica categoria di pazienti.

Bibliografia
Boulé S, Ovart L, Marquié C, et al. Pregnancy in women with an implantable cardioverter-defibrillator: is it safe? Europace First published online: March 3, 2014

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