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Paziente con mutazione della lamina A/C ad alto rischio

Le laminopatie costituiscono un gruppo di patologie ereditarie rare, clinicamente eterogenee, accomunate da mutazioni del gene lmna che codifica per la pre-lamina A e per la lamina C, i principali componenti della lamina nucleare della membrana nucleare interna. Alcune di queste patologie sono di natura cardiologica e aritmologica. Ad esempio, le mutazioni della lmna sono responsabili del 6-8% di tutti i casi di cardiomiopatia dilatativa idiopatica e fino al 40% quando la cardiomiopatia dilatativa idiopatica è associata a disturbi di conduzione atrioventricolare. Inoltre, le persone portatrici di queste mutazioni hanno un rischio elevato di sviluppare complicazioni aritmogene – quali blocco atrioventricolare, aritmie atriali e aritmie ventricolari – morte improvvisa e scompenso cardiaco, con indicazione di classe I all’impianto di defibrillatore.

Individuare precocemente le persone portatrici di queste mutazioni diventa prioritario per prevenire una progressione della patologia che può essere associata ad una prognosi maligna, con un’elevata incidenza di morte improvvisa e di forme severe di scompenso cardiaco. Il concetto dell’utilità del test genetico e della presa in carico delle persone portatrici di mutazioni della lamina A/C è stato nuovamente sottolineato da uno studio prospettico recentemente pubblicato sul Journal of American College of Cardiology che ha preso in esame l’incidenza di eventi aritmici e non aritmici a lungo termine in presenza di mutazioni della lamina A/C.

Lo studio
Lo studio ha fotografato la prognosi di 122 pazienti consecutivi portatori di una mutazione della lamina A/C arruolati in 5 centri aritmologici. I pazienti sono stati seguiti per una mediana di 7 anni dal primo contatto clinico. È stata la calcolata l’incidenza di blocco atrio-ventricolare, aritmie atriali, aritmie ventricolari sostenute, disfunzione sistolica del ventricolo sinistro (frazione di eiezione del ventricolo sinistro ≤ 50%) e lo scompenso cardiaco. Inoltre, sono stati determinati i predittori di ventricolari, scompenso cardiaco terminale e morte.

Gli autori riportano un aumento marcato delle manifestazioni cliniche dal momento della valutazione iniziale del caso: la prevalenza di blocco atrio-ventricolare è cresciuta dal 46 al 57%; l’aritmia atriale dal 39 a 63%; l’aritmia ventricolare dal 16 a 34%; e disfunzione sistolica del ventricolo sinistro dal 44 a 57%.
L’impianto dell’ICD si è reso necessario nel 59% dei pazienti. Il 19% dei pazienti ha sviluppato uno scompenso cardiaco terminale e il 13% è deceduto. Dei pazienti che al momento dell’arruolamento presentavano una frazione di eiezione nella norma, il 24% ha sviluppato una disfunzione sistolica del ventricolo sinistro e il 7% uno scompenso terminale.

Associati allo sviluppo di aritmia ventricolare sono risultati: il sesso maschile (p=0,01), la presenza di una mutazione non missense (p=0,03) e la disfunzione ventricolare sinistra al momento della valutazione clinica iniziale (p=0,004); mentre associata allo scompenso cardiaco e al decesso la disfunzione ventricolare sinistra (p<0,001). Infine gli autori aggiungono che la compresenza di multiple alterazioni cardiache al momento della valutazione clinica iniziale non comportava una prognosi peggiore.

Conclusioni
I risultati di questo studio prospettivo mostrano una prognosi sfavorevole per i pazienti portatori di una mutazione della lamina A/C, con un significativo peggioramento degli eventi artimici e non nel corso degli anni che non sono prevedibili dal fenotipo clinico al momento della diagnosi.

Il messaggio conclusivo degli autori è l’importanza di garantire test genetici  e il follow-up successivo dei soggetti portatori della mutazione, pianificando in anticipo interventi per la prevenzione della morte improvvisa e per il trattamento dello scompenso cardiaco.

 

Bibliografia
Kumar S1, Baldinger SH, Gandjbakhch E, et al. long-term arrhythmic and nonarrhythmic outcomes of lamin A/C mutation carriers. J Am Coll Cardiol 2016; 68: 2299-307.

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