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Questioni aperte e ipotesi future sul monitoraggio remoto dei pazienti portatori di dispositivi

Sul Giornale Italiano di Cardiologia un’interessante rassegna presenta lo stato dell’arte della telemedicina per il controllo remoto dei pazienti con fibrillazione atriale e scompenso cardiaco portatori di pacemaker, loop recorder o defibrillatori: potenzialità, vantaggi certi e limiti dei diversi sistemi di monitoraggio ad oggi disponibili.

Negli ultimi anni la gestione dei pazienti portatori di pacemaker, defibrillatori e loop recorder avviene sempre più spesso con il supporto della telemedicina. La trasmissione in tempo reale di dati che riguardano sia lo stato del dispositivo sia i dati clinici del paziente permette di monitorare a distanza il corretto funzionamento del dispositivo impiantato, avere una valutazione multiparametrica sullo stato clinico del paziente e riconoscere episodi aritmici anche di breve durata. Con il monitoraggio remoto è quindi possibile intercettare tempestivamente eventuali anomalie del dispositivo e, cosa importante, identificare precocemente i pazienti a rischio di eventi acuti e modificare la terapia rapidamente ed in modo adeguato.

I pazienti che beneficiano maggiormente del controllo remoto sono quei pazienti portatori di dispositivi impiantabili con fibrillazione atriale e scompenso cardiaco, due patologie che spesso coesistono nello stesso soggetto e che sono frequentemente responsabili di eventi maggiori. Lo stato dell’arte della telemedicina in aritmologia per il controllo remoto di questi pazienti viene illustrato sul Giornale Italiano di Cardiologia in una interessante rassegna a firma di Luca Santini del Policlinico “Tor Vergata” di Roma, Lida Pieretta Papavasileiou del Hygeia Hospital di Atene, Massimo Santini dell’AOC San Filippo Neri di Roma.

“La Rassegna evidenziate le potenzialità, i vantaggi certi, quelli ipotetici ed i limiti dei diversi sistemi di monitoraggio attualmente disponibili”, commenta il Giornale “Una lettura sicuramente interessante ed informativa anche per i cardiologi che non si occupano direttamente di impiantistica, anche in considerazione di una crescente diffusione del numero dei cardiopatici portatori di dispositivi.”

Chiavi di lettura della Rassegna

Ragionevoli certezze. Il monitoraggio remoto rappresenta il gold standard per il controllo dei dispositivi impiantabili. Il suo utilizzo ha dimostrato di migliorare la qualità del lavoro dei medici, la qualità della vita e la condizione psicologica dei pazienti, garantendo un maggior profilo di sicurezza in particolare per i dispositivi soggetti a recall. Inoltre, fornisce informazioni relative allo stato clinico dei pazienti (grazie ad algoritmi integrati nei dispositivi) e quindi la loro gestione a distanza senza la necessità del ricovero ospedaliero. La storia clinica dei pazienti portatori di dispositivi impiantabili è frequentemente complicata dalla presenza o dall’insorgenza di fibrillazione atriale (FA) e di scompenso cardiaco, due patologie che spesso coesistono nello stesso soggetto e che sono frequentemente responsabili di eventi maggiori. In questi pazienti, attraverso il monitoraggio remoto, possiamo per esempio riconoscere precocemente il progressivo deterioramento dello stato di compenso emodinamico osservando le variazioni in sequenza dei diversi parametri registrati o stratificare meglio il reale rischio tromboembolico correlandolo al burden di FA.

Questioni aperte. Allo stato attuale è possibile solo il monitoraggio dei dati ottenuti mediante un normale controllo ambulatoriale. Non è possibile intervenire sulla programmazione dei dispositivi a distanza né sull’esecuzione di test specifici (test di sensing e/o di soglia di stimolazione) che vengono abitualmente eseguiti durante il controllo ambulatoriale. È comunque discutibile, anche nel caso della futura disponibilità della tecnologia necessaria, l’opportunità di eseguire test di questo tipo in remoto con un sufficiente profilo di sicurezza. Un’altra questione ancora aperta e di fondamentale importanza per la diffusione dei sistemi di controllo remoto, rimane il riconoscimento ufficiale da parte del Sistema Sanitario Nazionale di questo tipo di prestazioni. Ricordiamo infatti che attualmente in Italia non esistono tariffe per il rimborso del sistema di monitoraggio remoto. Senza un passo in questa direzione, che ci allinei con quanto già da anni in vigore in altri paesi europei, non sarà possibile destinare risorse umane ed economiche adeguate alla diffusione capillare del monitoraggio remoto in tutto il territorio nazionale.

Le ipotesi. La possibilità in futuro di intervenire nella programmazione del dispositivi e la creazione di apposite tariffe di rimborso consentiranno la totale gestione dei pazienti portatori di dispositivi a distanza. In tempi di crisi economica e con la necessità di far fronte al crescente numero di pazienti con dispositivi impiantabili, conseguente all’allargamento delle indicazioni e all’allungamento della vita media, l’utilizzo sistematico dei sistemi di monitoraggio remoto consentirà di risparmiare preziose risorse, aumentando la qualità della prestazione sanitaria, la sicurezza e la qualità di vita dei pazienti. Il vantaggio sarà poi ancora più eclatante nei pazienti affetti da FA e da scompenso cardiaco, in quanto il ricorso al monitoraggio remoto ha già dimostrato di poter ridurre le ospedalizzazioni identificando precocemente i pazienti a rischio di eventi acuti e consentendo di modificare la terapia in tempi rapidi ed in modo adeguato. In particolare il monitoraggio remoto potrebbe ridurre l’incidenza di ictus nei pazienti portatori di dispositivi e affetti da FA parossistica identificando precocemente gli episodi aritmici, come prospettato nello studio IMPACT.

Bibliografia

Santini L, Papavasileiou LP, Santini M. Fibrillazione atriale e scompenso cardiaco nel monitoraggio continuo a distanza. G Ital Cardiol 2013; 14: 253-61

 

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