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Responsabilità medica: preoccupazioni europee e speranza italiana

Le problematiche del costante aumento del contenzioso e del ricorso a denunce e della medicina difensiva, sono comuni a tutti (o quasi) i Paesi europei. Se ne è discusso a un convegno organizzato dall’OMCeO di Modena e dalla FNOMCeO.

La notizia pubblicata sul sito della FNOMCeO

“La professione medica è mal regolata ed è in mano al mercato, che governa la professione e la sanità. Il mercato non permette al medico di operare con tranquillità ed anche l’Europa intera, purtroppo, si sta inchinando a ragioni di concorrenza invece che a ragioni di equa e buona sanità”. Sono state probabilmente queste parole di Juan Sendin, presidente del Consiglio degli Ordini dei medici spagnolo, il più preciso atto d’accusa verso un mondo in cui dominano con sempre maggior forza ragioni economiche ed economiciste e si perde il senso dell’atto medico e della cura, e che trasforma il paziente-cittadino in un consumatore-utente. Atto d’accusa che è alla base della forte preoccupazione che è circolata all’interno del simposio internazionale “Sicurezza delle cure, responsabilità professionale in Europa: il caso Italia”, che si è tenuto sabato 12 aprile a Modena, presso la Casa Museo Enzo Ferrari. L’evento, proposto dall’OMCeO di Modena e dalla FNOMCeO, ha vissuto di tre sessioni distinte, delle quali la prima ha registrato un dato: le problematiche del costante aumento del contenzioso e del ricorso a denunce e della medicina difensiva, sono comuni a tutti (o quasi) i Paesi europei.

Contenzioso, Europa, risarcimenti
Una “comunanza europea” non piacevole, per noi italiani che pensavamo che medicina difensiva e contenzioso facile fossero prerogativa della penisola. In alcuni Paesi, ad esempio la Spagna, il livello del contenzioso sta vivendo picchi preoccupanti, se è vero, come ha sottolineato Jose Ramon Huerta (Coordinatore Area Relazioni Internazionali Consejo General de Colegios Oficiales de Medicos), che dal 2006 “sono aumentate del 200% le denunce di cittadini nei confronti dei medici, procedimenti nella gran parte dei casi basati sulla mancanza di consenso informato”. In Paesi dove il sistema di welfare è rodato al meglio, nel caso particolare si parla della Svezia, il livello del contenzioso giuridico e la conseguente preoccupazione medica sono decisamente meno dolorosi, ma come ha sottolineato Thomas Zilling (Primo Vice Presidente European Association of Senior Hospital Physicians) ciò non toglie che nel 2010 siano state registrate 12900 richieste di risarcimento per danni, di cui il 39% è stata accettata, con una media di rimborso di circa 10 mila euro. Insomma: l’errore esiste e fa parte (ineliminabile) della pratica clinico-assistenziale, l’importante è poi saperne gestirne gli elementi strutturali, personali, e giuridico-legali.

Per affrontare le problematiche degli errori in corsia ed alle successive vicende giudiziarie coinvolgenti i pazienti, i medici e le strutture, le nazioni rappresentate al simposio modenese si sono comportate in modo differente. In Belgio, come ha riportato Roland Kertzmann (Componente Conseil National de l’Ordre des Médecins de la Belgique), è stato avviato un piano governativo pluriennale 2013-2017, sulla qualità delle cure e la sicurezza dei pazienti. Fedeli alla considerazione presa in prestito da James Reason che errore umano ed errore di sistema si accompagnano sempre, a Bruxelles hanno varato nel 2010 una legge sull’indennizzo dei danni, con l’obiettivo di diminuire il ricorso al procedimento giudiziario. La legge, ha ricordato Kreuzmann, ha permesso la reazione di un fondo indennizzi, con una dotazione di budget di circa 22milioni di euro. Allo stesso modo in Francia, ha precisato Xavier Deau (Delegato agli Affari Europei e Internazionali Conseil National des Ordres des Médecins), la finanziaria del 2012 ha fissato un fondo di garanzia, che si accompagnano alle altre iniziative statali: il programma nazionale per la sicurezza dei pazienti e il programma formativo per tutte le professioni sanitarie.

Ma la situazione nel vecchio Continente registra situazioni completamente opposte. In Romania, come ha specificato Gheorghe Borcean (Vice Presidente Colegiul Medicilor din Romania) esiste una formula statale di assicurazione obbligatoria per i medici, che si incrocia con un’analoga formula mandatoria anche per tutte le strutture ospedaliere. Una situazione inversa si registra invece ad Atene: Anastasios Vasidis, presidente dell’Associazione medica panellenica, ha puntualizzato infatti che in Grecia (dove “il governo ha appena licenziato 5mila MMG per mancanza di fondi…”), non esiste copertura assicurativa pubblica per i medici e solo le compagnie assicurative offrono ai professionisti una copertura privata. “Abbiamo spesso chiesto allo Stato”, ha concluso Vasidis, “di stabilire una assicurazione obbligatoria in tutto il paese, ma stiamo ancora aspettando un pronunciamento. Credo però che Potremmo cercare una soluzione europea, comunitaria, al problema, visto che ho la sensazione che sia un argomento molto sentito da tutte le rappresentanze professionali”.

Italia, tra sicurezze e risparmi forzati
E in Italia? E soprattutto, come ha sottolineato Luigi Conte – che ha enfatizzato il nuovo impianto dell’art.14 del Codice deontologico in via di approvazione, nel quale si pone in stretta relazione la sicurezza del paziente con l’organizzazione sanitaria e la formazione – come si equilibrano Sicurezza e sostenibilità,argomento della seconda sessione del simposio modenese? Mentre Giovanni Leonardi, del Ministero della salute, ha ricordato che il tema della responsabilità medica è da ascriversi all’obiettivo più ampio di ridare serenità al rapporto medico-paziente (“ed è fondamentale Pertanto lavorare sulla gestione dei rischi e sull’umanizzazione delle cure”), Carlo Lusenti, Assessore alla salute in Emilia-Romagna, ha portato un messaggio di vera progettualità politica: “Su queste tematiche oggi serve la terapia, non più la diagnosi. Non è più questione di sostenibilità, usciamo da questa deriva. Affrontiamo allora il tutto dal punto di vista: quali soluzioni e quali diritti vogliamo garantire? Che strategia vogliamo darci su questi temi?”. E Lusenti ha provato a indicare un’ipotesi, vale a dire la strategia della Regione Emilia Romagna, espressa nella legge regionale nr 13, 7 novembre 2012, nella quale viene “affermato un punto strategico: garantire le condizioni per la migliore sicurezza delle cure è un diritto e una responsabilità istituzionale. Ciò significa che la sicurezza delle cure è intra-Lea. Questa strategia costa meno ed è dimostrazione che prima ci vogliono i fini, poi i mezzi si trovano”.

Radicalmente opposta la visione di Pierpaolo Vargiu. Il deputato e medico sardo, presidente della XII Commission della Camera, iscrivendosi – per sua stessa ammissione – al partito dei “catastrofisti” invece che a quello dei “rassicuranti”, ha constatato che “la mancanza di soldi in sanita inaridisce le idee e i sogni. Purtroppo allo stato attuale non ci sono i soldi e quindi non si possono costruire grandi cambiamenti”. E dunque Vargiu si è appellato alla necessità di un’azione complessiva, che riduca gli sperperi in sanità (“i miliardi che finiscono nel pozzo della medicina difensiva, sono soldi sottratti a innovazione e attivita di risposta a nuovi bisogni”) e ridia fiato ad un settore che è sul rischio dell’asfissia.

Parlamento: la visione unitaria è possibile e può essere veloce
Ma è proprio il deputato sardo che ha implicitamente “lanciato” l’ultima sessione confermando l’intenzione parlamentare di una visione unica e unificante dei vari progetti di legge sulla responsabilità professionale. Visione auspicata da Amedeo Bianco e da Nicola D’Autilia, che hanno rimarcato come i tempi siano maturi per un’iniziativa legislativa congiunta e unitaria che permetta al mondo medico di uscire da un clima particolarmente negativo di caccia al risarcimento. Così l’ultima sessione, coordinata da Antonio Tomassini (che aveva già presentato oltre quindici anni fa la prima proposta di legge in ambito responsabilità del medico) e D’Autilia, ha visto i rappresentanti della politica parlamentare concordare sulla necessita di fare insieme, fare bene e fare presto. Lo ha affermato Donata Lenzi (che a nome del gruppo PD alla Camera ha detto che l’obiettivo del suo partito è “costruire un consenso parlamentare ampio in modo tale che non ci siano blocchi che impediscano alla legge di arrivare all’aula”) e lo ha confermato Benedetto Fucci (ha detto il deputato di Forza Italia: “credo che oggi abbiamo tutti un unico obiettivo: puntare ad evidenziare ciò che ci unisce nei diversi disegni di legge”). Per Serenella Fuksia (M5S) occorre una legge fatta in tempi brevi per riscoprire il valore dell’alleanza terapeutica e approcciare l’errore con metodo formativo, come da anni fa il sistema internazionale del volo e delle compagnie aeree, mentre Giuseppina Maturani (PD) ha espresso la necessita preoccupata di avere uno strumento per porre un argine alla voragine rappresentata dalla medicina difensiva. E soprattutto, ha concluso Emilia De Biasi (presidente della XII Commissione del Senato), occorre puntare “ad una legge buona e che proceda in tempi spediti, perché la scadenza di fine agosto – con la spada di Damocle delle polizze obbligatorie – si avvicina velocemente e tutti noi, i medici italiani in primis, abbiamo bisogno di sapere cosa fare”.

Ha concluso i lavori Amedeo Bianco, dichiarandosi certo che dalla Camera “uscirà un provvedimento che darà risposte reali e il Senato sarà a disposizione perchè tutti abbiamo un unico obiettivo: dare risposte buone e realizzare il miglior interesse di ci ha legittimi interessi”.

Walter Gatti

La notizia sul sito della FNOMCeO

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